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	<title>Mària Dinoia</title>
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		<title>Via Idro</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 09:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[via idro]]></category>

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		<description><![CDATA[Via Idro è una strada chiusa nascosta tra le pieghe della periferia: ci accoglie, metà strada, metà pista ciclabile, con una deviazione da Via Padova e ci dà il benvenuto ad entrare in un’altra Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="188" height="125" src="http://blog.mariadinoia.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-rom15-188x125.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="via Idro - campo rom" title="cover-rom15" /><p></p><br /><p><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px;">Via Idro è una strada chiusa nascosta tra le pieghe della periferia: ci accoglie, metà strada, metà pista ciclabile, con una deviazione da Via Padova e ci dà il benvenuto ad entrare in un’altra Milano.</span></p>
<p>Mi hanno affascinato la moltitudine di ambienti: dagli austeri e malandati capannoni industriali che nascondono aziende tecnologiche alle ville coloniali con accesso riservato con ponte sul naviglio, passando per orti recintati da stendibiancheria arrugginiti curati da pensionati, ai campi vuoti, con cavalli e pecore che ci portano al campo nomade.</p>
<p>Un campo che di nomade ha solo il nome essendo fisso da più di 20 anni, e che verrà  sgomberato dai suoi abitanti per l’expo 2015, rom italiani di origini croate, per creare un campo di transito di varie etnie.</p>
<p>Superata questa terra di nessuno si arriva allo sbarramento oltre il quale si può andare solo in bici o a piedi: il Lambro passa sotto il naviglio Martesana, un incrocio d’acque e odori dove qualcuno osa pescare.</p>
<p>Via Idro finisce qui, all’uscita del tunnel che passa sotto la tangenziale e entra nel comune di Cologno Monzese. La pista ciclabile continua però fino a Trezzo d’Adda ed è tutta da scoprire.</p>
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		<title>Milano-Persepolis</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jan 2011 23:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[travel]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto di viaggio in Iran, nell'estate 2009, poco dopo le elezioni del presidente Ahmanedinejad e i relativi disordini. Un paese che vuole mostrare la sua vera anima all'occidente, ospitale e aperto al dialogo, nonostante l'oppressiva dittatura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="188" height="125" src="http://blog.mariadinoia.com/wp-content/uploads/2011/01/cover-0908-iran-0766-188x125.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="cover-0908-iran-0766" title="cover-0908-iran-0766" /><p></p><br /><p>Foto di viaggio in Iran, nell&#8217;estate 2009, poco dopo le elezioni del presidente Ahmanedinejad e i relativi disordini. Un paese che vuole mostrare la sua vera anima all&#8217;occidente, ospitale e aperto al dialogo, nonostante l&#8217;oppressiva dittatura</p>
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		<title>La Ronda della Carità</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 17:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[ronda carità]]></category>

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		<description><![CDATA[La Ronda della carità, camper di volontari per le vie di Milano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="188" height="125" src="http://blog.mariadinoia.com/wp-content/uploads/2011/01/ronda05-188x125.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="ronda05" title="ronda05" /><p></p><br /><p>Ronda della carità è un&#8217;associazione di volontari che ogni giorno, con un camper circola per le vie di Milano per distribuire viveri e abbigliamento ai senza tetto e a chiunque ne abbia bisogno. Uno scorcio di Milano di cui non sempre ricordiamo l&#8217;esistenza.</p>
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		<title>Una biblioteca che brucia</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Dec 2010 16:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[mestieri]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Una biblioteca che brucia”. E' stata questa frase ad ispirare questi scatti: la perdita della conoscenza, del saper fare, lo scomparire di un intero patrimonio dei mestieri artigianali è una silenziosa sconfitta che ai nostri giorni si consuma lentamente, senza essere ascoltata da nessuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img width="188" height="125" src="http://blog.mariadinoia.com/wp-content/uploads/2011/01/basse-mestieri-a-188x125.jpg" class="attachment-medium wp-post-image" alt="basse-mestieri-a" title="basse-mestieri-a" /><p></p><br /><p><span style="font-family: Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 12px;">Un’amica africana mi fece le condoglianze scrivendomi questa frase quando mia nonna mancò, “Una biblioteca che brucia”. Ed è stata proprio questa frase ad ispirare oggi questi scatti: la perdita della conoscenza, del saper fare, lo scomparire di un intero patrimonio è una silenziosa sconfitta che ai nostri giorni si consuma lentamente, senza essere ascoltata da nessuno.</span></p>
<p>Vorrei che le persone si soffermassero ad osservare le nostre abitudini, che negli anni sono cambiate così velocemente. Viviamo nell’era dell’usa e getta, ma quello che gettiamo via davvero, senza accorgercene, è un inestimabile patrimonio di conoscenze i cui ideali non possono convivere con questo nostro incessante bisogno di acquistare, consumare, per poi acquistare ancora, in un circolo che non vede la fine.</p>
<p>Per questo, nel mio piccolo, ho deciso di fare qualcosa che illuminasse, anche se solo per i pochi istanti di uno scatto fotografico, tutti quei bellissimi lavori manuali che oggi stanno lentamente scomparendo, quei mestieri che i nostri nonni e i nostri avi si sono tramandati per secoli, generazione dopo generazione, con dedizione, passione e orgoglio.</p>
<p>Come il mestiere del panettiere, che con il suo lavoro notturno ci ha assicurato per anni un pane soffice e fragrante, reso speciale dal caldo contatto di mani esperte che ne foggiano forma e sapore. Un mestiere che oggi viene sostituito da un pane in cassetta, impastato da macchine e farcito di conservanti e grassi idrogenati e lievitato a forza per abbreviare i tempi di produzione.</p>
<p>Un panettiere, un calzolaio, un sellaio, sono solo alcuni dei mestieri che ho scelto di raccontare con queste immagini, scatti che vorrebbero dare loro ancora un po’ di luce, di speranza e, soprattutto, di memoria.</p>
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